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L’ASCOLTO ATTIVO

"Sentire" e "ascoltare" possono sembrare sinonimi, ma in realtà rappresentano due processi cognitivi distinti.

Quando parliamo di "sentire", ci riferiamo a un'attività sensoriale involontaria. Il nostro udito infatti percepisce costantemente suoni e li trasmette al cervello, dove vengono elaborati o ignorati del tutto. Quante volte ci è capitato di sentire rumori continui, ai quali ci si abitua e sembrano quasi scomparire se non vi prestiamo più attenzione? In quei momenti, infatti, il nostro cervello filtra tra ciò che va attenzionato e ciò che invece può essere ignorato.

Nel contesto relazionale, quante volte avete "sentito" ciò che un'altra persona diceva mentre eravate concentrati su altro? Siete sicuri di non aver perso il filo del discorso o di aver compreso appieno ciò che l'altra persona stava comunicando?

 Il "sentire" implica un’azione passiva dell'udito, che però non garantisce un'elaborazione approfondita di ciò che si percepisce. In sostanza, "sentire" riguarda la percezione di suoni o parole attraverso l'udito senza un'elaborazione centrale e profonda.

Al contrario, quando ascoltiamo, attiviamo consapevolmente il nostro udito e elaboriamo attivamente lo stimolo che percepiamo. L'ascolto è un'attività intenzionale e volontaria, che richiede l'impiego consapevole delle nostre risorse attentive. Concentriamo la nostra attenzione su ciò che vogliamo ascoltare, specialmente in contesti comunicativi, al fine di comprendere appieno il significato e i contenuti del messaggio trasmesso.

Negli anni Cinquanta Carl Rogers e Richard Farson, introducono in particolare il concetto di “ascolto attivo” e lo definiscono come “la capacità di ascoltare senza recepire passivamente le parole che l’interlocutore pronuncia”, sottolineando come l’azione di ascoltare vada oltre il semplice atto di percepire suoni o parole. Significa concentrare attivamente la propria attenzione sull'interlocutore e cogliere tutte le sfumature della comunicazione, comprese quelle relazionali ed emotive. Questo implica non solo comprendere il significato delle parole, ma anche interpretare il linguaggio del corpo, le espressioni facciali e le sfumature tonali della voce. L'ascolto attivo richiede un costante interesse e impegno verso ciò che l'altra persona sta comunicando e si manifesta attraverso il mantenimento del contatto visivo e dell’attenzione, la sospensione del giudizio, l’empatia, l’abilità di mettersi nei panni degli altri.

Si tratta di una competenza comunicativa che può essere sviluppata e affinata nel tempo, fondamentale per una comunicazione efficace e per la costruzione di relazioni significative, favorendo lo sviluppo di una connessione più profonda con gli altri, e con una ricaduta importante sugli aspetti di efficienza in ambito organizzativo e lavorativo.

 Uno dei concetti fondamentali riguarda il fatto che, affinché una comunicazione sia efficace, cioè affinché il messaggio si trasmetta in maniera corretta tra gli interlocutori, è fondamentale, quando si parla con qualcuno, mostrare all’altro che lo si ascolta, che gli si presta attenzione. Se l’altro capisce che lo stai ascoltando è più probabile che continui a parlarti. Spesso durante una conversazione si commettono errori comuni, come interrompere l'interlocutore presumendo di aver già compreso il suo punto di vista e anticipando le risposte. Inoltre, è frequente distrarsi o perdersi nei propri pensieri mentre si ascolta qualcuno, il che porta a una riduzione sia della quantità che della qualità delle informazioni che stiamo elaborando.

Marianella Sclavi, un'avanguardia in Italia nel campo delle teorie e pratiche dell'ascolto attivo e della gestione creativa dei conflitti, ha delineato, al fine di evitare di commettere questi errori comunicativi, sette regole fondamentali per sviluppare un efficace ascolto attivo. Eccole di seguito:

1.     Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca

2.     Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.

3.      Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva

4.     Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico

5.     Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze

6.     Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona la gestione creativa dei conflitti

7.     Per divenire esperto nell'arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

Questi aspetti consentono di mettere in atto una serie di piccoli gesti che possono essere integrati nella nostra routine quotidiana al fine di migliorare i nostri processi comunicativi con gli altri, con risvolti positivi sulla qualità delle nostre relazioni significative, professionali e personali.




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