CI VUOLE UNA SCUOLA CHE INFONDA CORAGGIO

Aggiornamento: 28 nov

Gli ultimi anni sono stati faticosi per molti ragazzi che si sono trovati di fronte a delle sfide impreviste. Oggi tra gli adolescenti e i preadolescenti il disagio si manifesta in modo diversificato. Da un lato, si registra un aumento dei comportamenti aggressivi: i ragazzi percepiscono un malessere, al quale però faticano a dare un nome. I vissuti emotivi non compresi vengono, quindi, agiti e il comportamento oppositivo diventa un modo per comunicare la presenza di un disagio. In altri casi, invece, la sofferenza individuale si esprime sotto forma di ansia o di ritiro sociale con la tendenza a chiudersi in se stessi, ad uscire sempre meno e a ridurre il tempo di frequentazione con i pari.

Spostando il focus su chi è stato studente qualche tempo fa, McKinsey ha condotto una ricerca da cui è emerso un dato interessante: nel panorama lavorativo post-pandemico molti esprimono il desiderio di lasciare la propria posizione e di cercarne una nuova. Le cause alla base di questa tendenza sembrano essere riconducibili a diversi fattori. Innanzitutto, è diffusa la percezione di essere scarsamente valorizzati dai propri superiori e dall’organizzazione nel complesso. Inoltre, rispetto al passato è diminuito il senso di appartenenza al proprio luogo di lavoro. I lavoratori sembrano essere sempre meno disposti a rimanere all’interno di ambienti dai quali non ricevono una risposta positiva, non tanto di carattere economico quanto relazionale. In seguito alla pandemia, infatti, sembra che il sistema valoriale sia stato messo maggiormente in discussione: oggi viene attribuito più valore al tempo e al benessere relazionale, mentre il benessere materiale, ormai per molti in buona misura raggiunto, è meno centrale.

Un atteggiamento simile può essere riscontrato anche tra i più giovani che non sono più disposti ad obbedire acriticamente all’autorità e quando si trovano in una situazione che percepiscono come inadeguata vogliono far sentire la propria voce. Questo accade sempre più spesso in ambito scolastico, dove gli studenti tentano di instaurare un dialogo sempre più paritario e democratico con tutti coloro che abitano e vivono la scuola insieme a loro.

Il rapporto con l’autorità si è modificato nel corso degli ultimi anni. Prima era coraggioso colui che obbediva all’autorità, che andava in guerra se gli veniva ordinato di farlo. Oggi, invece, è coraggioso chi è in grado non tanto di contestarla, ma chi riesce attraverso lo scambio e la negoziazione a renderla duttile, a imporre regole democratiche invece di rispettare acriticamente ordini e regole.

Come molti sistemi nella società occidentale odierna, anche quello scolastico segue la logica della produttività: è importante ottenere buoni risultati e acquisire strumenti spendibili nella creazione di prodotti. In quest’ottica, quindi, vengono trascurate e poco stimolate altre competenze di natura emotiva e relazionale, come la capacità di riparare ai propri errori o di collaborare, che invece sono fondamentali per una sana crescita e una successiva buona riuscita nel mondo del lavoro.

I genitori dovrebbero provare ad uscire dall’ottica della produttività che li porta a concentrarsi esclusivamente sulla prestazione del figlio, per considerare invece il contesto più ampio e tenere insieme la dimensione emotiva e relazionale, oltre che produttiva. Non è sufficiente domandarsi se i voti a scuola del figlio siano abbastanza alti, bisognerebbe indagare come il ragazzo si relaziona con i professori e con i compagni, come si sente nell’ambiente scolastico e quali competenze riesce a sviluppare.

Nella realtà italiana odierna spesso la scuola non favorisce negli studenti un’idea positiva di sé come persone competenti nell’organizzare le proprie sfide. Ci troviamo di fronte ad un sistema scolastico che fatica ad infondere coraggio e tende invece a rendere passivi studenti e apprendimenti.

Il concetto di coraggio è strettamente connesso a quello di responsabilità. Solo coloro che si sentono in grado di governare le situazioni in cui sono immersi, si assumeranno la responsabilità delle proprie azioni e agiranno per modificare gli eventi.

Spetta in primo luogo agli educatori, genitori e insegnanti, capire come aiutare i giovani a ritrovare un senso di responsabilità che possa aiutarli a reagire con coraggio di fronte alle sfide dell’adolescenza e della modernità.

Questi ed altri temi sono stati affrontati da Carlo Trionfi (Direttore Scientifico del Centro Studi Famiglia) nel webinar dal titolo “Ripartiamo insieme”, in un dialogo rivolto ai genitori, ai ragazzi e ai docenti.

Per vederlo clicca il seguente link:

https://youtu.be/tyXNPEDHC74


Cristina Costanzi, Elisa Di Gregorio

Centro Studi Famiglia


Fonti:

https://www.stateofmind.it/2021/10/covid-19-bambini-adolescenti/

https://www.stateofmind.it/2022/03/adolescenti-covid-incertezza/

https://www.mckinsey.com/business-functions/people-and-organizational-performance/our-insights/great-attrition-or-great-attraction-the-choice-is-yours

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