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Il trauma della guerra nei bambini

Il nostro mondo è ancora oggi sfregiato da conflitti di potere che causano innumerevoli vittime e ne lasciano altrettante in condizioni disumane. Dalla decisione di alcuni, talvolta, dipendono le vite di molti e chi ci rimette di più sono i bambini, ai quali è negato un futuro rigoglioso.

La sensibilizzazione sui diritti dei minori è cruciale per promuovere consapevolezza e azione verso la tutela e il rispetto dei bambini. Questo coinvolge la diffusione di informazioni sui diritti dei minori, l'educazione sulla Convenzione ONU relativa ai Diritti del Bambino, la promozione di politiche e programmi mirati a garantire la loro protezione e coinvolgere la comunità nella difesa dei loro diritti. La sensibilizzazione può avvenire attraverso campagne educative, attività di advocacy e promozione dei diritti dei minori nelle istituzioni e nella società civile.

Save The Children ci fornisce un dato travolgente e demoralizzante: 1 bambino su 6 nasce e cresce in ambienti di guerra. Le loro storie sono costellate da eventi traumatici, tra cui la perdita di famigliari, lo sfollamento, maltrattamenti diretti o assistiti. Molti non possono ricevere un’istruzione che permetta loro di costruire il proprio futuro ma, anzi, ancora oggi rischiano di essere chiamati alle armi a combattere. In questo caso, i minori interiorizzano la violenza come unico canale di comunicazione e crescono con l’idea che la guerra sia normale: divengono guerrieri combattivi, ma in queste situazioni sono loro stessi le vittime.

I bambini che vivono la guerra sono deprivati di tutto: mancano i servizi primari legati all’alimentazione, alla cura personale, all’igiene, ma anche del gioco e delle relazioni tra pari. In alcuni luoghi del mondo la guerra si protrae da tanti anni e la popolazione non riconosce i segni di una vita sociale e familiare “normale’’, serena; cosicché i bambini che nascono qui diventano degli adulti che non hanno altre forme di relazione se non quella in cui regnano violenza, paura e deprivazione.

La guerra ha un impatto invisibile e profondo sui bambini che non risulta meno devastante delle conseguenze materiali. Essi, infatti, percepiscono l'insicurezza e il terrore degli adulti, comprendendo di non poter essere adeguatamente protetti da loro. Questa consapevolezza li porta a sviluppare ansie e fobie, specialmente nei bambini più piccoli. Le esperienze traumatiche come i bombardamenti, la fuga nel panico o la visione di violenza inflitta ai propri familiari possono causare ferite psicologiche permanenti, lasciando un'impronta indelebile sulla psiche dei bambini.



Il trauma subito durante l'infanzia, infatti, causa nel bambino una sensazione di impotenza, rompendo le sue consuete capacità di affrontare le situazioni difficili. Il trauma della guerra nei bambini può portarli a sviluppare un Disturbo Da Stress Post-Traumatico, le cui manifestazioni cliniche variano e possono comprendere una vasta gamma di sintomi emotivi e comportamentali, tra cui flashback intrusivi, stati dissociativi, alterazioni del pensiero e delle emozioni, uniti a sentimenti quali colpa, vergogna. Spesso, il trauma viene rivissuto attraverso ricordi invasivi, "flashbacks" o episodi in cui si rivive l'evento traumatico durante stati dissociativi. Le persone colpite da DSPT vivono alterazioni nel pensiero e nelle emozioni legate all'evento, come orrore, paura, vergogna o colpa, insieme a convinzioni negative su di sé. Si manifesta una riduzione dell'interesse per attività che prima piacevano, un senso di distacco dagli altri e un'emotiva estraneità. Queste persone possono anche mostrare irritabilità, comportamenti pericolosi o autolesivi, eccessiva reattività a stimoli comuni, sviluppare sintomi dissociativi cronici come depersonalizzazione o derealizzazione. Inoltre, problemi di sonno e difficoltà di concentrazione sono frequenti.


Consigli pratici per i genitori durante un conflitto armato: la psicologa umanitaria Aala El Khani, in occasione della guerra in Siria, ha esplorato i bisogni delle famiglie colpite direttamente dal conflitto e dallo sfollamento, individuando quali risorse sostengono la salute mentale dei bambini e dei loro caregiver con l’intento di promuovere il loro benessere attuale e futuro. Successivamente, ha elaborato dei consigli pratici che sono stati redatti e distribuiti tra le famiglie ospitate nei campi profughi: tali consigli hanno riscosso un grande successo tra i genitori, che si sono sentiti compresi e aiutati nel loro bisogno di sostenere i propri figli.

Innanzitutto, affinché i genitori possano prendersi cura al meglio dei propri figli, è necessario che possano vivere consapevolmente gli stati d’animo che sperimentano durante il conflitto armato. Infatti, all’interno della guida proposta da Aala El Khani, la prima parte è rivolta ai vissuti tipici di chi si trova coinvolto nel trauma della guerra, tra questi si ritrovano: irritabilità, ansia, umore depresso, pensieri intrusivi e paura. È necessario che i caregiver riconoscano questi vissuti come normali in funzione delle esperienze a cui sono sottoposti e che lascino spazio a tali emozioni affinché possano accogliere e contenere gli stati d’animo dei figli. Per garantire ciò, i genitori dovrebbero agire con i propri bambini:

- In primis, assicurandosi la loro sicurezza, per esempio tenendoli il più possibile vicino a sé;

- Veicolando affetto, per esempio tenendoli per mano o abbracciandoli;

- Incoraggiandoli al gioco;

- Mantenendo una routine che fornisca un certo senso di continuità;

- Parlando di come si sentono, normalizzando i loro sentimenti e veicolando comprensione.


L'impatto psicologico della guerra sui minori è profondo e duraturo, lascia cicatrici invisibili che richiedono un'attenzione particolare e un sostegno empatico che duri nel tempo, anche quando approdano in un paese sicuro.

Proteggere la salute mentale dei minori durante e dopo i conflitti è un dovere collettivo, determinante per il benessere e la resilienza delle future generazioni.




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