I BAMBINI TROPPO IMPEGNATI SONO MENO AUTONOMI DI QUELLI CHE HANNO PIU’ TEMPO LIBERO

Aggiornamento: 25 nov

DOTT.SSA CHIARA LUPO PSICOTERAPEUTA ESPERTA IN PROBLEMATICHE MINORILI ​I bambini e i ragazzi carichi di attività diurne hanno maggiori difficoltà a diventare autonomi se li paragonano a quelli che si trovano nella necessità di “inventare” modi per passare il loro tempo, sviluppando così la capacità di trovare soluzioni. Capacità che servirà loro nella vita adulta come capacità di problem solving e di un orientamento sicuro in situazioni complesse e sfaccettate. Riscontra un costante aumento negli impegni extrascolastici dei bambini? Sì, lo riscontro senz’altro. I bambini oggi hanno tutto il tempo libero impegnato fin da piccolissimi. Che cos’ha generato questa situazione? Per capirne le ragioni bisogna mettersi nei panni dei genitori di oggi. Difficilmente una madre riesce a prendersi, con agio, tutto il tempo e le possibilità della maternità. Spesso rischia di perdere il lavoro se non rientra in tempi brevi, per cui ha bisogno da subito di affidare il figlio a qualcuno. Quindi penso che la logica sotto a questa scelta sia quella di trovare dei luoghi in cui i bambini possano stare. Una sorta di “babysitteraggio” allargato, delegato alle società sportive, alla scuola di musica e a tutte le varie attività. C’è anche un’ansia da parte dei genitori di far acquisire competenze ai figli? Sì, l’esigenza di trovare una sistemazione ai figli è solo una delle ragioni. I genitori, spesso, hanno anche l’ansia che i figli imparino a fare, stare ed essere in un certo modo e secondo un certo schema. Quindi l’urgenza diventa quella di educare i bambini a una prestazione e, di conseguenza, di riempire i loro pomeriggi di attività. Ma non solo. La delega che i genitori fanno nei confronti di allenatori, istruttori e tutti coloro a cui affidano i figli, a volte è anche una delega protettiva. Mi riferisco al problema dei “bambini protetti”, che si tenta di tenere in una nicchia, al riparo da ogni frustrazione e delusione, che sia un rimprovero della maestra o il confronto coi compagni. Questo porta al fenomeno dell’autocarcerazione e dell’isolamento. Come mai, come riscontrano anche studi scientifici, i bambini troppo impegnati in attività organizzate risultano poi meno autonomi?Perché sono bambini “sostituiti”. Cioè c’è sempre qualcuno che pensa e organizza tutto al posto loro. Non sono bambini che devono industriarsi a passare il loro tempo. In questo modo diventano incapaci di trovare soluzioni. Le neuroscienze hanno fatto scoperte spettacolari, secondo cui, veramente, se non fai sviluppare il bambino in un certo modo il suo cervello si ferma. La tanto temuta noia, che i genitori spesso tentano di evitare ai propri figli, è in realtà una preziosa alleata quindi? Sì, e questo atteggiamento provoca conseguenze serie. Non tanto perché i bambini non diventano autonomi, ma, piuttosto, perché impedisce a determinate capacità cerebrali di svilupparsi correttamente. Mi riferisco alla capacità di creare, di inventare, di costruire. Cose che possono venire fuori solo dal fatto che nessuno ti dica quello che devi fare. il nodo cruciale non è tanto affannarsi a trovare le soluzioni, quanto prendere coscienza del proprio ruolo genitoriale? Il genitore deve avere la coscienza che la vita del proprio figlio passa attraverso di lui. Cioè il genitore è come un varco costante, attraverso il quale passano le emozioni, le capacità e i sentimenti dei figli, fino alla definizione di sé. Le cose che i bambini vivono hanno il valore che i genitori danno loro. Riempire il tempo dei figli, iscrivendoli ad un’attività non è male di per sé, ma quello che manca spesso, secondo me, è l’implicazione personale del genitore, che, con il suo sguardo attento, aiuta davvero il bambino a crescere. Poi, così facendo, capisco anche che mio figlio ha bisogno di andare di più con gli amici o di giocare a pallone, però il punto di partenza deve essere sempre un’implicazione personale del genitore.

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