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COMPRENDERE GLI ADOLESCENTI GRAZIE ALLE NEUROSCIENZE

L’adolescenza è una fase di sviluppo complessa e faticosa, che si distingue per i particolari cambiamenti somatici, neuro-endocrini e psichici che si verificano durante e successivamente all'età puberale.

Il concetto di "adolescente" non ha una presenza radicata in tutte le società; nelle comunità pre-ottocentesche, infatti, non esisteva un chiaro riconoscimento di questo particolare periodo di vita e, sino ad anni recenti, l’età compresa tra i dieci e i venti anni è stata considerata semplicemente come ‘’il passaggio dall’infanzia all’età adulta’’. Tuttavia, l’adolescenza è una fase di vita che conserva alcuni elementi peculiari. Ciononostante, persistono alcuni miti che dipingono questa fase come oscura e incontrollabile, attribuendo tali caratteristiche agli ormoni e alla mancanza di maturità.

È innegabile che gli adolescenti spesso manifestino comportamenti lunatici e bizzarri, apparentemente inadeguati, inclini a rischiare e influenzati dal gruppo dei coetanei. Tuttavia, il semplice riconoscimento di queste caratteristiche ha contribuito alla costruzione di un'immagine dell’adolescente come individuo sofferente, violento, antisociale facilmente condizionabile dai media e dalla televisione. Tuttavia, oggi è possibile offrire una spiegazione più completa e approfondita dell'adolescenza grazie ai progressi delle neuroscienze. Gli sviluppi recenti in neurofisiologia, infatti, hanno rivelato che dietro i comportamenti tipici dell'adolescenza vi sono basi neurologiche precise.

Innanzitutto, sono noti due processi fondamentali che incrementano la velocità e la qualità del pensiero: il pruning sinaptico e la mielinizzazione. Il pruning sinaptico consiste essenzialmente in una ‘’potatura’’ delle sinapsi, mediante cui le connessioni neurali vengono ridefinite e riorganizzate. La mielinizzazione, invece, è il fenomeno grazie cui la mielina – quale guaina isolante che protegge gli assoni – aumenta in modo considerevole, cosicché gli scambi tra i neuroni avvengono in modo più veloce ed efficiente. La diretta conseguenza di questi processi è che l’encefalo dell’adolescente ha un volume ridotto rispetto alla fase precedente ma, al tempo stesso, è più efficiente, in quanto permangono le connessioni più adattive. In secondo luogo, ciò rende il cervello più duttile e particolarmente incline all’apprendimento, il che rende questa fase di vita un periodo funzionale per gli scopi educativi.

Alcuni neuroscienziati hanno riscontrato che uno dei cambiamenti più significativi avviene nella corteccia frontale e prefrontale, ovvero la parte più anteriore dell’encefalo; questa zona è l’origine delle funzioni esecutive, cioè i processi umani più evoluti: tra queste si sottolineano, per esempio, il controllo degli impulsi, la regolazione delle emozioni, la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni e i processi di presa di decisioni logiche e razionali. Tali funzioni, in realtà, raggiungono il pieno sviluppo intorno ai trent’anni. Dunque, poiché quest’area è ancora in fase di sviluppo nell’adolescente, il suo pensiero è indotto a svilupparsi prevalentemente nel complesso limbico: tale sistema è costituito da diverse strutture tra le quali, in particolare, si evidenza l’amigdala, formazione anatomica notoriamente deputata alla generazione di risposte emotive istintive e di tipo fisiologico, come l’aumento del battito cardiaco e della sudorazione. Questa fondamentale scoperta contribuisce a spiegare perché gli adolescenti sono predisposti a fornire risposte comportamentali impulsive, avventate, quando sono sottoposti stimoli emotigeni.

Si considera inoltre importante gettare luce sul funzionamento del sistema dopaminergico, che sembra influenzare i comportamenti degli adolescenti in modo altrettanto significativo. La dopamina è un neurotrasmettitore legato ai meccanismi di ricompensa e piacere: nello specifico, esperienze gratificanti e gradevoli inducono il suo rilascio. Alcuni studi hanno dimostrato che normalmente i livelli di dopamina sono naturalmente inferiori nell’adolescente rispetto all’adulto e questa evidenza potrebbe spiegare la tendenza – comune tra i giovani – a ricercare stimoli elettrizzanti che siano in grado di alimentare il rilascio di tale neurotrasmettitore.

Infine, la capacità di discernere tra giusto / sbagliato e la razionalità non ancora del tutto sviluppati, in concomitanza con la necessità di esperienze che forniscano una gratificazione immediata piuttosto che a lungo termine, consentono di dare una spiegazione alle condotte rischiose molto frequenti tra gli adolescenti come la guida pericolosa, i comportamenti sessuali a rischio e il consumo di sostanze stupefacenti.

Per concludere, le evidenze fornite dalle ricerche neuroscientifiche consentono di spiegare e – in parte – giustificare molti degli atteggiamenti e dei comportamenti degli adolescenti, che possono essere così meglio compresi, piuttosto che giudicati. Al tempo stesso, è bene prestare attenzione ai comportamenti a rischio che, anche se sono parte integrante del percorso verso la maturità, rappresentano comunque campanelli d’allarme perché possono provocare tracce significative. La notizia positiva è che, come citato in precedenza, il cervello dell’adolescente è in grado di apprendere una discreta quantità di informazioni e in modo molto veloce, cosicché una buona struttura educativa fondata sulla consapevolezza, piuttosto che sul divieto, può prevenire rischi e danni e, al tempo stesso, favorire lo sviluppo di futuri adulti informati, coscienziosi e responsabili.




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